Il club esclusivo

Il club esclusivo

Questa gnosi ariano-ateistica, questo nichilismo furente e politicamente virulento l’intento alla segretezza obbligatoria, l’omertà, la corruzione dell’uomo come principio. Poteri forti e alta finanza, l’ebreo come capro espiatorio, il sacrificio umano, il negazionismo come bandiera tutto questo fa del movimento Satanista-Cristiano un espressione del nuovo socialismo degli imbecilli, un club esclusivo.

Il club esclusivo

Vieni con noi, siamo un club esclusivo

viviamo in un mondo a parte

la legge qui non a valore ma si piega al nostro volere.

Ci sono dei soldi in ballo basta eseguire certi ordini

devi solo violentare quel mongoloide in tutti i modi

possibili lo devi odiare, apostrofare, maledire,

è un Ebreo nato per subire,

quando lo vedi lo devi umiliare, provocare senza esitazione.

Ci sono dei soldi, li da il Finanziere un gran uomo aiuta la sinistra, il popolo, i poveracci.

Basta poco per averli.

Ma non capite che noi siamo un club esclusivo

che siamo servi dello Stato

che ci sono degli interessi in ballo

e la torta fa gola alla nostra lobby.

Ciò che descrivo è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene […]: l’insorgere del nichilismo. […]. Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al “perché?”. [… Dunque] non possiamo porre nessun aldilà o un “in sé” delle cose. Manca il valore, manca il senso. […]. Risultato [di questa svalutazione]: i giudizi morali di valore sono […] negazioni: la morale è volgere le spalle alla volontà di esistere.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

 

La psicosi “Uno scherzo del destino” 

“Non possiamo condannare l’operato dello Stato democratico, le nostre decisioni non si discutono. Ti abbiamo sacrificato, siamo noi che ti abbiamo distrutto la vita. Vedi i Simonetti erano un onta da cancellare nella storia della sinistra italiana. Dovevate pagare caro la vostra sovversione, la vostra pazzia e la strategia della tensione. La destra, i postfascisti, Il Presidente Grande fratello Clown, la pensano come noi. E poi non sei una persona, ma solo un piccolo idiota, uno scherzo del destino, mi fai ridere (sic). Non cambierà mia niente per te, sei un anti italiano, il segreto di stato c’è apposta. E’ il popolo, la società civile che c’è lo chiede. Adesso stai buono, vivi tranquillo, che ci pensiamo noi a sistemare tutto. Quel tipo Maniac, è qui vicino che registra questa conversazione. Ti ha sempre registrato, seguito, spiato e lui, insieme ad altri compagni, che si occupava di te, ti obbligava a prendere le medicine della memoria. Maniac ti odia a una fissazione anormale contro di te. Sarebbe da rinchiudere in galera per quello che ha fatto, ma è un servitore del partito e dello Stato. Tu non ricordi nulla vero? Ti abbiamo ri-programmato, una specie di lavaggio del cervello. Dobbiamo farlo sei un pericolo pubblico, lo facciamo per il tuo bene. Lo Capisci? Bravo, adesso puoi andare. Divertiti!”.

Il Presidente Piccolo Stalin

Non sento più la necessità, la voglia di scrivere, di stampare nero su bianco i miei pensieri questi urtano con la ragione ne perdo il controllo camminando con la sigaretta in mano, mastico e sputo rancore sui posteri.

E’ una droga a cui non posso rinunciare, un vaccino contro la santità mentale un virus contro la legge del valore lavoro che si inerpica sovrano sulle onde del costume quotidiano.

Doveva essere un fiume, di parole, in piena che da Parigi a Roma avrebbe mostrato ancora per l’ennesima volta il Re nudo ma niente di nuovo si muove sul fronte occindentale, il Principe non fa più scaldalo insieme ai piccoli Stalin ballano la solita mazzurca del potere.

“Sei uno scherzo del destino, un freack venuto male, che non sa parlare, parola di Presidente”

Il denaro corrompe anche il più fervido tra gli uomini si piega al suo volere,

e tu mi parli di di giustizia, di delitti e delle pene, di valori, di sinistra,

ma le tue parole parlano di denaro,

la tua lingua è denaro,

il tuo sguardo è denaro,

il denaro brucia ed è meraviglia.

Non ho più un cuore a cui far riferimento, i sentimenti per gli uomini sono andati perduti nella scatola degli attrezzi in disuso.

Non ho più simboli da usare morti che camminano dietro al loro funerale.

C’è un vento forte impetuoso che soffia non trova ostacoli barrire è il nichilismo tutto quanto è portatore di nichilismo senza eccezione alla regola.

Stanco del niente mi adagio su questa mia piccola malinconica chiusura. Le parole non bastano mai.

 

Propaganda col fatto

Propaganda col fatto mi sono detto

un atto che muore ridendo

posto e riposto sul nulla

allo specchio un generatore di kaos

si illuminò una spia rosso sangue

medito di fughe senza fine

esodo l’esodo i tratti del mio DNA

Propaganda col fatto mi sono chiesto

un matto solo per difetto

Cristo fugge dalla croce allucinato

dal profumo dell’edera maledetta

muore deridendo i suoi fedeli

che come automi aspettano l’apoteosi

Propaganda col fatto ho dimenticato

un grande errore di scrittura

le mie parole perse dal tempo

e sorella morte non parla più

ma i suoi occhi sono chiari

chiedono sempre un sacrificio

e la forza sia con me


RICERCHE SULLA MEMORIA E SUI “CATTIVI RICORDI”

La prepotenza del potere arriva spesso a desiderare piegare in maniera fisicamente invisibile i prigionieri. La “rieducazione” delle persone secondo i pazzi che mi torturano passerebbe per una “riprogrammazione mentale” che utilizzando depistagli e ripetitività, cerca di far dimenticare le cose che a loro non piacciono SUBITO DOPO che le ho pensate, scritte o lette. In qualche modo arbitrariamente decidendo loro che cosa nella mia testa deve rimanere o meno, come se io fossi un loro dipendente o schiavo, un killer da loro formato o una persona che in qualche modo deve essere da loro “punita”.

Gli esperimenti sui “cattivi ricordi” sono stati in qualche modo –e nel rispetto per i “colleghi” ricercatori- denunciati da Vittorino Andreoli su una rivista (“Io donna”) del “Corriere della sera” nel febbraio 2003: “Diversi studi si stanno occupando della memoria: cercano di scoprire come INTERVENIRE SULLA FORMAZIONE DEI RICORDI, PER EVITARE CHE QUELLI NEGATIVI”

(secondo chi ? secondo qualche strizza cervelli goebbelsiano estasiato dalle nuove tecnologie elettroniche e di decriptazione del pensiero ? Ognuno, anche il più pazzo degli uomini, ha sì il diritto ad essere curato anche contro la propria volontà, ma ha anche il diritto inviolabile all’arbitrio totale della sua identità interiore ossia dei suoi ricordi e sapere, affetti ed esperienza; l’unico potere coercitivo che ha lo Stato è quello ad impedirgli di compiere altri reati attraverso la detenzione; altre forme di potere non sono previste da alcuno Stato “democratico”).

P. D.

 

Psichiatria in dieci minuti e venti secondi


Psichiatria io ti ricordo come un frutto amaro della mia vita ubriaca di falsità

sei passata acconto ti ho chiamato eri assente

ho bussato alla tua porta al secondo piano dell’Ospedale

terapia dell’umore hai aperto le tue porte sempre uguali

ripetute all’infinito le facce come parole stanche stonate

si son date un contegno civile

disteso nel letto assaporo i tuoi odori mi alzoi firmo quei senza leggere una parola

sono sempre stato furbo bisogna fidarsi del prossimo porgere l’altra guancia

uscirai di qui quando l’ho dico Io

Psichiatria

amica mia ricordo i i tuoi nomi

Brunella, Rosalba, Giulia, Valeria e il sordomuto tutti gli altri immagini sfocate bandite pezzi di scarto da macello che si trascinano aspettando la mamma e il beato custode

vado al bagno guardo il water sporco nessuno tira l’acqua sarebbe bello riprendersi in una città dell’India insieme ai santoni

ma qui c’è merda e puzza non è posto per radical chic e figli di papa

Psichiatria nemica mia tutto il giorno scandito da un ora quello della sigaretta

nella zona fumatori le parole le parole sono sempre quelle

quando uscirò quando andrò via poi tutto il testo è noia maledetta sedata dalle medicine

io vengo a te per per farmi di droga di stato

le vecchie idee sono dure a morire

come la vecchia talpa che scava sempre anche quando non la vedi

Psichiatria la mattina è di colazione due brioche e un po di the

il pranzo un abbuffata di un tre minuti e trenta secondi

e poi alla mia stanzaa ritrovarmi ad aspettare a guardare i libri che li non leggerò mai

Psichiatria è ora di cena minestrina pollo e verdure

e qualcuno dice che anche questo giorno è finito alle sei della sera

nei divanetti all’ultima moda blu sfinito scolpito si guarda la TV

ma la testa proprio non c’è

la mente il pensiero questo grande inganno di paranoie vendute sottocosto

dal miglior indagatore dell’incubo ci propina salvezza illuminazione eterna

ma cambierà amore cambierà ti giuro che un giorno tutto questo per me cambierà

ultimo atto

Psichiatria è finita sono uscito e l’adrenalina scorre per l’emozione di rivedere il mondo ma non si esce mai veramente dalla prigione del proprio orgoglio ferito spezzato

Psichiatria un giorno quel giorno quando tutto finirà e tu non ci sarai io riderò riderò come un folle

Riccardo uno stregone folle

 

Amici dell’invisibili (gli amici immaginari) IO NON ESISTO QUAGGIù

Accendo la seconda sigaretta rossa come il sangue

mentre cammino in un giro tondo tra scatole cinesi da rottamare

ma non riesco ad ascoltare i miei passi

chi è che balbetta?

E’ la tua voce giovane turco Apostata criptofrankista

un piccolo grande uomo che gioca con il mio cervello

si fa uno spiedino di neuroni sinapsi cellele bruciate

al fuoco al fuoco la fiaccola è accesa

ripeti giovane amico come una litania infinita le solite parole

“Strano, particolare, padrino” dovrei forse ridere di me.

Ma chi è che parla? Chi prega?

Sei tu piccolo figlio del nulla o sono io forse tuo padre

il tuo santone preferito il tuo plagiatore accanito

ma ancora chiedi soldi denaro fluida moneta euro corrente

ti aggrappi a me ma non siamo in mare aperto

e tu sai nuotare piccola peste artista della strada

magico dei numeri rinnegato.

Non sei solo insieme a te c’è sempre walterino

le voci non sono limpide ma lui continua a parlare,

consigliare mai, ma parlarre di effimero e stoltezza

di come sono stupido e ciarlatano

un provocatore da quattro soldi

io cerco una via di uscita e lui scherza sulla pelle di un caprone

di un sacrificio umano

Questi amici miei dell’invisibile che tornano continuamente

come echi di voci immaginari come può essere un pensiero

cosa faranno ora che il capro espiatorio pensa loro

li sta invocando in un cerchio di fuoco segnato dall’incenso

come uno stregone folle sa fare e disfare.

Un allucinazione, un delirio che a volte gioca la mia mente. Un incontro mai avvenuto sotto i portici di una città, forse un contatto psichico. La si può chiamare Fantascienza esistenziale o solo troppi pensieri.

 

LA TUA VOCE

Sotto i portici cammino con i miei pensieri

ubriachi di ieri

vicino la pioggia che corre indecente

sento Chiara la tua voce squillante

un richiamo della foresta

un fresco vento d’autunno

nella mente stridente

la tua bocca

il mio nome che non ha prigione

ma cambia forma e suono

ti guardo vestita di nero con in mano

un libro di poesie

i tuoi occhi visioni, divinazioni

anelli con simboli esoterici

cerchi invano una provocazione

nel vedere lo spirito di un uomo

che vive di un agguato mal riuscito

del passato rimosso

un piccolo segreto ci unisce

tutto il resto sono parole

ora sento Chiara la tua voce

un tempo avrei pianto

sarei stato ingenuo, dolce, timido

ora vedi solo una strana tristezza

nei miei occhi la verità è soggettiva

saperla mi ha cambiato

trasformato in un esperimento

un virus sotto controllo farmaceutico

una spaventa- passeri che ancora fa paura

agli uomini di buona volontà

adesso Chiara che la festa è finita

e tutti ridono e piangono la loro vanità

fumo un altra sigaretta dal sapore

libero come la tua voce

che non ho mai udito

 

John Doe

Ode a te agente della psiche

avatar del mio subconscio

infiltarto dei casi molto speciali

controllato a vista da tua sorella morte

spia venuta dal caldo

john doe nessun nome da redigere sull’altare

john doe un nome da ricordare

per non dimenticare

una frase fatta un leggero presupposto

la virgola che ci divide

dal becero luogo comune

che tante volte ho male inteso

pronunciare e ti ho offeso

con i miei pensieri

ma tutto questo non ha pretesto

solo causa ed effetto

john doe e la tua spada

 

ubriachezza molesta

Non è questo: umiliarsi, per far male al proprio orgoglio? Far brillare la propria stoltezza, per schernire la propria saggezza? Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando essa celebra la sua vittoria?

F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra

quando si passa quella soglia è difficile

tornare indietro il chiasso ti riempie le tempie

mio Dio

un rumore di sottofondo non distinguibile

dalla tua condizione di ebete stordito

sovrasta tutto il resto

che importanza ha il riso

le facce divertite incazzate della gente

come un cluon fai il tuo sporco lavoro

senza sapere come andrà a finire

un mestiere di altri tempi

lo scemo del villaggio che non vuol morire

di coma etilico soffocato dal proprio vomito

ma passa da un bicchiere all’altro in modo compulsivo

fino all’unbriachezza molesta disonesta nel suo essere

e nel suo finire senza clamori e luci della ribalta

ma nel silenzio rotto dal russare senza freni

di un treno diretto ad Ancona

 

Sento dunque sono


“Ci sono predicatori della morte: E la terra è piena di uomini cui non si può predicare il distacco dalla vita”.

F. Nietzsche

Sento dunque sono il rumore di sottofondo dei miei pensieri

sopra uno scooter malandato

la ruota se ne va in quel momento

– Padrino mettiti nei miei panni

eravamo a Milano dietro l’Idroscalo a bere birra scadente

a vedre le donne che passavano con i loro cani

io occhi verdi sono suo figlio piccolo ma con cervello grande

chi è la tua amcica è fatta apposta per me

padrino ascolta sono falso ma siamo amici-

Sei folle?

Cado tra le nuvole delle mie sinapsi bruciano

sono a terra un salto nel vuoto dolore sangue lucido finalmente

ho ripulito la mia anima dalle scorie radioattive

ma durerà solo un battito d’ali

se tutto fosse un sogno non lo sognerei

mi metterei di lato in cerca di un momento di sfinimento

ti guardo oltre lo schermo ma tu non mi vedi

ti penso a volte ma non sei tu la sera

se tutto fosse fantasia della mia mente

questa innondazione di false percezioni sensoriali

parole voci suoni rumori esco a volte dalla ragione

mi danno dipendenza assuefazione

sento il loro bisogno la loro cura sinuosa

un piccolo balbettio si muove la mia bocca

nessuno mi vede almeno credo

sono loro gli amici dell’invisibile

della solitudine che accompagna la mia vita

da tempo oltre il tempo

un sacrificio umano un prezzo da pagare

per il nulla creatore

io ti sento ridere scherzare senza sosta

non ti vedo ma sei qui con me spero

ancora tu occhi lumunescienti

predicatore della morte e del riso dissacrante

Cosa cerchi? Chi sono io per te?

un esperimento di dubbio gusto

un falso ricettore

un ostacolo del tuo presente

un gioco divertente

un vecchio amico di cui parlare

ma da eviare nella vita che ti vede allo specchio

sento dunque sono un essere senziente

un male indecente

votato per niente

qui ed ora tutto diventa futile

veloce da consumarsi in fretta

sono già scaduto passato alla cronaca

non più alla moda

Sento dunque sono partito

senza muovermi deambulare

guardo il video fisso le mie scarpe

è una parte una recita continua la vita

un personaggio vero in cerca d’autore

di questi tempi non se ne trova

non capisco più il suo spirito forse non ne ha

il suo corpo non ha un centro

ma tanti organi sparsi ovunque

non trovo più il mio nodo dove sono?

Dopo una chat ho pensato perché dici strano? Forse significa appestato. Credo di no.

Appunto mai così strano

non mi metto in competizione

non conosco la legge del valore se a+b=c

esco dal labirinto luce accecante

non vedo più la morte, uomo

la mia morte, indiano

parlo con te che non mi vuoi ascoltare

rido di te che non mi vuoi vedere

strano che parola magica quasi divertente

suadente ridente significante sulla mia pelle

strano che non ci abbia pensato prima del sorgere del sole

prima dell’imbrunire prima della glaciazione

che significato ha per te identità, libertà, verità, sangue, spirito, nome

angelo della porta accanto ti snodi nella rete

cerchi di mostrare sulla punte delle dita la tua figura

il tuo intelletto carina da vedere carica di simpatia

alla moda normale piena di passioni che non vogliono finire

ma poi dici che sei appunto mai così strano

c’è qualcosa nei miei occhi in quelle foto nel mio spazio vitale

un profilo che fa acqua da tutte le parti perché non morde abbastanza

non sogna dove dovrebbe mettere chiodi

cerco in chat di essere tranquillo di farti sorridere

anche se ho perso tutte le lacrime ridendo

camminando in cerchio come un carcerato

un pazzo strippato

non mi metto a discutere la parola del signore

non credo nei valori della croce di spine

scappo sempre anche se sto seduto in cucina

tranquillo almeno sembra alla vista

quando la partita è impari rimane solo la fuga

l’esodo primaverile dove non ha importanza

é il quando che conta

e riconto i miei passi i miei figli nascosti

sotto l’albero di natale vestiti in maschera

aspettano con il ghigno

lo stregone folle il ritorno del viandante

la citazione è d’obbligo il plagio contagioso

sono solo un solitario

non gioco a carte da vent’anni

non amo la tv e le sue sirene di pubblicità

forse ne ho vista troppa

mi addormentavo con la macchina infernale accesa

era la mia ninna nanna

la causa di tutte le mie perdizioni

di tutti i miei disturbi di personalità

chissà che direbbe la psicologa

e la psichiatra soffierebbe sul fuoco con ali tonanti

sento la mancanza dell’energia vitale il diluire delle anime in pena

è una questione di personalità

che faccia peso sulla bilancia della vita

quantità mi parli di qualità

emozioni che spuntano come i funghi

sotto le gli alberi con i fiori sensibilità

troppa sensibilità per un nulla di fatto

per un giorno perso al computer

senza una meta precisa

un perché

irtuale anche il pensiero è virtuale

sensibilità da vendere al mercato del lunedì

con un megafono gridare forte gli ultimi pezzi poi sparisco per sempre

non sento l’esclusione

dei forti non mi importa

ma non sono un gesuita

un uomo religioso

non voglio il tuo ideale già pronto per l’uso

ormai in disuso perduto nel fondo del cestino dei rifiuti

nichilista mi chiami nichilista

pensi troppo una prigione costruita dentro la mia mente

paranoie infinite mi fanno sorridere

tante volte guardare il vuoto

ma non sto guardando il vuoto

sono in un altro mondo

mi affaccio alla terza dimensione

ma non riesco ad entrare

voglio uscire dal reale

che non mi da più la tua voce il tuo seno le tue carezze

ma tu non esisti

non sei mai stata una persona

ti ho creata nella mia immaginazione

un clone che impazza nella mia fantasia

strano che parola magicaquasi divertente

suadente ridente significante sulla mia pelle

strano che non ci abbia pensato prima del sorgere del sole

prima dell’imbrunire prima della glaciazione

che significato ha per te identità, libertà, verità, sangue, spirito, nome

angelo della porta accanto ti snodi nella rete

cerchi di mostrare sulla punte delle dita

la tua figura il tuo intelletto

carina da vedere carica di simpatia

alla moda normale piena di passioni che non vogliono finire

ma poi dici che sei appunto mai così strano

c’è qualcosa nei miei occhi

in quelle foto nel mio spazio vitale

un profilo che fa acqua da tutte le parti

perché non morde abbastanza non sogna dove dovrebbe mettere chiodi

cerco in chat di essere tranquillo di farti sorridere

anche se ho perso tutte le lacrime ridendo

camminando in cerchio come un carcerato

un pazzo strippato

 

Genova

Perché scrivere quando non si ha nulla da dire? Perché imbastire un discorso che non ha un inizio ne una fine.

Non so proprio quello che mi succede, ho perso come a Genova, ma non ci sono vincitori ne vinti. Ho perso quel pezzo e non trovo più la vena e troppo sotterrranea, nascosta e quel senso se mai c’è stato …

Genova io non ricordo più quelle strade

Permesso posso uscire dal confino?

Dalla prigione sensoriale?

L’eterno ritorno dell’uguale unico nel suo genere.

Ero lontano nel tempo e nello spazio tremavo ridendo

di paranoia davanti a un bar del mio paese

pensando alla fine e all’inizio del tunnel

Genova io non ricordo più quelle strade

che mi hanno visto protagonista mascherato

un provocatore da quattro soldi

il vecchio cattivo maestro non sbagliava

un infiltrato senza ragione da vendere

che non ricorda più il perché

di come tutto ebbe inizio.

Stanco di scrivere la mia gloria

dopo che un genio per un attimo

si era impossessato della mia vita.

Non credo più allo stesso film con il suo finale

ipocrita.

Genova una storia come tante altre?

No unica e singolare per la sua solitudine.

L’eterno ritorno dell’uguale,

sono arrivati danzando sulla mia passione

anarchici in cerca di anarchia

da mostrare al mondo intero

spiegandomi che questa offerta

è l’ultima spiaggia che mi rimane,

dimostra di essere uomo,

non ci sono altri che ti cercano,

che vogliono aiutarti, solo parole al vento.

Arrivati a Genova cerco qualcosa ma non trovo niente,

racconto la mia storia che nessuno vuol sentire

il canto triste di un animale allo strazio.

Quando le parole non bastano viene avanti la febbre

la strategia del provocatore,

che non cerca complotti e motivi musicali sempre uguali

ma dei ragazzi vestiti di nero che suonano un canto tribale,

vetrine spaccate, cassonetti imbastiti con il paesaggio.

Genova e il suo finale da romanzo giallo

nascosto dietro i palazzi, dietro la folla pulsante,

inveisco contro il mondo intero non può finire così tutto quanto

ma i fratelli di un tempo sono chiari

a tempo debito verrai con noi,

ma per quanto tempo dovrò aspettare? Sono stanco distrutto.

Scappo via prima del tempo

prima della presa della Bastiglia

come un ladro nella notte torno a casa, alla prigione

Toccata e fuga di un rigeneratore molto speciale

che sta pagando per la sua ribellione

un prezzo altissimo da scontare.

Un iconoclasta ridicolo nella sua dignità

da piccolo grande uomo.

Ringiovanito nel corpo ma vecchio nello spirito.

Genova per me… non è mai stata Genova.

 

Ricordo a Parigi Rachele la profetessa


Ricordo a Parigi Rachele la profetessa

il futuro, avverato, scritto nelle sue parole

il libro dei mutamenti, il corpo, i capelli, l’interno della clinica

e l’amore tra tanti anni

il mio sguardo di sfida di astio malcelato

sentedomi come Giuda nei Getsèmani

Ricordo a Parigi 8 anni fa

il viaggio in treno di solo andata

due bottiglie di vino da mezzo litro

per scaldare il mio sangue

e festeggiare la follia di quei giorni in fuga

ricordo un block notes con degli appunti persi chissà dove?

Ricordo a Parigi Rachele la profetessa

la piazza piena di gente e le promesse di carta pesta

il futuro mai avverato

una vita di stenti tra bottiglie e pochi soldi

nella città degli innamorati artisti in estinzione

ricordo la stretta di mano con il Presidente

c’è un posto tranquillo per i rinnegati come te

nel sud della Francia

una clinica, una comunità dove riposare e non disturbare

ricordo il mio si convinto meglio prigionieri dei francesi

che la vita senza senso tra persone di fede

piene di valori da sbandierare

come sciacalli pronti a cibarsi del malato immaginario

del Totem che non ha più un clan

del lupo, capo branco, senza più fratelli e sorelle

solo con le sue ferite nella mente indecente

Ricordo a Parigi Rachele la profetessa

un tempo un vampiro temuto

oggi solo il terrore degli spiriti antichi

Ricordo immagini sbiadite ormai perse per sempre

svuotato di tutto

non sento più brividi di piacere

quando quella canzone si presenta davanti

e balla senza sosta la sua anarchia

ma solo noia e nichilismo passivo

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